Peloponneso in bicicletta: il percorso
Dove
Grecia
Distanza
820 km
Partenza
Patrasso
Dislivello
circa 10.500 m D+
Arrivo
Patrasso
Terreno
90% asfalto
10% sterrato
Tempo di percorrenza
10 giorni
Sito web
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Perché il Peloponneso in bicicletta
Il Peloponneso in bicicletta è un viaggio che mette insieme molte cose: strade che si arrampicano nel verde, santuari e siti UNESCO sparsi come briciole di mito, paesini in pietra che si accendono al tramonto, salite quanto basta per meritarsi il pita gyros più buono del viaggio, e poi il mare, sempre pronto a rinfrescare i pensieri. L’itinerario è un anello da Patrasso, con una deviazione verso la Grecia continentale per includere Delfi e Tebe, rientrare a Corinto e scivolare giù fino a Nauplia, Sparta, Kalamata, Pylos, Olimpia e di nuovo Patrasso. Cultura, natura, relax, e una bella dose di fatica felice.

Logistica: perché il traghetto
Per raggiungere Patrasso, abbiamo scelto il traghetto Ancona-Patrasso (Anek Lines): la bici viaggia gratis, niente imballaggi né smontaggi, e in una giornata di navigazione entri già nel ritmo del viaggio lento. Volare resta possibile, certo, ma tra scatole, costi extra e scali, qui il mare è sembrato la scelta più naturale e… poetica.

Peloponneso in bicicletta: assetto, borse e attrezzatura
Siamo partiti in bikepacking, leggeri e funzionali. Io sulla Salsa Fargo 2018 (la “Purple Panther”), Alessio sulla Salsa Fargo 2016 (“Valchiria Conquistatrice”). Con Airbnb e affittacamere a portata di mano, abbiamo lasciato a casa tenda, materassino e sacco a pelo, così come il fornello: la Grecia si esplora anche strada facendo, tra taverne e piatti tipici.
Borse bikepacking e setup, in breve, per il viaggio in Peloponneso in bicicletta
Borse e setup: MissGrape Cluster 20L (sella); MissGrape Internode 4L (telaio); Alpkit FuelPod 1L + AcePak 1L (serie sterzo); Alpkit StemCell 3L (telaio sup.); due drybag Alpkit Airlok 13L su Salsa Anything Cage in forcella; roll-bag stagna Naturehike 5L su culla Vap Cycling Butterfly.
Idratazione: 2×950 ml + 1×2 L.
Elettronica: drone + compatta + GoPro, 2 powerbank (6k/10k), Garmin Edge 30x.
Abbigliamento: estivo leggero con antivento/K-way, sacco lenzuolo, scarpe SPD + pieghevoli + infradito.

Giorno 0: Genivolta → Piacenza (40 km) • treno per Ancona • imbarco
Parto nel cuore della notte, quando la pianura è ancora un sussurro: 40 km lisci tra Soresina, Pizzighettone, Maleo e San Rocco al Porto, con quella luna arancione che scivola giù all’orizzonte e l’alba che ti rimette in asse. A Piacenza trovo Alessio, biglietti con supplemento bici in tasca e regionale diretto per Ancona. La città marchigiana ci accoglie stropicciata dal caldo: pranzo veloce, poi porto, check-in e l’attesa che ha il rumore salato del mare. Saliamo a bordo: birra ghiacciata al ponte, tramonto in poppa, cena un po’ cara ma generosa, e una dormita in cabina di dodici ore filate. Breve scalo a Igoumenitsa, colazione e pranzo; alle 16:30, con un filo di ritardo, mettiamo le ruote a Patrasso. Si ricompongono le borse, uno sguardo al set-up, ed è già tempo di spingere sui pedali. Il viaggio in Peloponneso in bicicletta può iniziare.

Tappa 1 — Patrasso → Glyfada
55 km | +420 m | Asfalto 50 km – Sterrato 5 km
Sbarcando nel tardo pomeriggio sappiamo che dovremo muoverci rapidi. Attraversiamo una Patrasso quasi deserta – si prepara un evento automobilistico – e puntiamo a nord, con l’idea di lasciare per un tratto il Peloponneso per inserire nel giro anche Delfi e Tebe. Il passaggio è il futuristico ponte Rion-Antirion: l’accesso per bici e pedoni non è immediato, imbocchiamo per errore la corsia auto, poi solleviamo le bici oltre i blocchi e ci portiamo sulla passerella laterale, molto più sicura (e ventosa). Dall’altra parte, alterniamo secondarie e la EO48 lungo il golfo, sfiorando Nafpaktos/Lepanto senza fermarci. Gli ultimi chilometri, tra sterrati costieri e spruzzi di salsedine, hanno un che di epico: il tramonto alle spalle, il buio che arriva a strati. A Glyfada ci accoglie l’appartamento Nikolitsa: feta, souvlaki e la sensazione netta che l’avventura sia iniziata sul serio.

Tappa 2 — Glyfada → Delfi
76 km | +1500 m | Asfalto 76 km
Questa è la prima giornata piena di viaggio in Peloponneso in bicicletta. Colazione tranquilla, un saluto alle acque trasparenti del borgo e uno sguardo a Trizonia, l’isolotto senz’auto proprio di fronte. Risaliamo sulla EO48: saliscendi vista mare verso Galaxidi e Itea, poi la strada prende quota in mezzo a un vero mare d’ulivi. Dalla costa agli oltre 600 metri di Delfi il profilo è regolare: una dozzina di chilometri al 5% medio, con punte al 10-14%. Il GPS gioca al rialzo (48°C segnati, ma quello reale è più clemente), noi manteniamo ritmo e idratazione, con le casse portatili a dare la cadenza. A Delfi ci fermiamo anche il giorno successivo: visitiamo il Tempio di Apollo, il Tesoro degli Ateniesi, la Fonte di Castalia, il Santuario di Atena e infine il Museo. In mezzo, un pita gyros di quelli che non si dimenticano.


Tappa 3 — Delfi → Tebe
99 km | +1180 m | Asfalto 80 km – Sterrato 19 km
Ripartire da Delfi all’alba ha un sapore tutto suo. Salita dolce fino ad Arachova, balconata a 950 m, qualche foto col drone e poi una discesa di 17 km che si distende sui fianchi del Parnaso. A Livadeia ci fermiamo giusto il tempo di respirare la memoria del monumento ai caduti del ’44, intravedere il castello catalano, le chiese ortodosse e il ponte sul fiume Ercina. Per evitare la EO3 pieghiamo su sterrati tra campi di tabacco, cotone e cereali: breve rincorsa da parte di due cani (nulla di che), poi rientro su asfalto. Il finale verso Tebe è un lungo drittone che spezzettiamo quando possibile con una parallela gravel più piacevole. In città, serata leggera tra il busto di Pindaro e la statua di Epaminonda; cena senza fronzoli e sveglia impostata presto per l’indomani.

Tappa 4 — Tebe → Corinto
97 km | +1400 m | Asfalto 81 km – Sterrato 16 km
La definizione di giornata “imprevisto-friendly”. Usciamo su una bella secondaria, tagliamo un canale su gravel e raggiungiamo Erythres; da qui la EO3 sale in un bosco di conifere profumate fino a quota 640 m, poi una decina di chilometri di discesa portano ad Agios Sotiras. È qui che scegliamo una deviazione che sulla carta accorcia e in realtà complica: strada rovinata, prima tratti a spinta, poi pedalabile a fatica, fino al cartello (in greco) che preannuncia ciò che vediamo poco dopo: la carreggiata è crollata, una voragine di tre metri interrompe tutto. Tornare indietro significherebbe ore di retro-spinta; decidiamo di calare le bici nella frana e farle risalire dall’altro lato, passandole di mano in mano. Funziona. Ripartiamo, ma un rumore alla Fargo di Alessio ci ferma: non è il disco né un raggio, è la molla delle pastiglie posteriori piegata; sistemiamo con supporto telefonico e proseguiamo. Ancora qualche portage tra rocce e smottamenti e finalmente asfalto. Sono passate le 16, restano 55 km: la EO8 costiera ci accompagna verso l’Istmo di Corinto al tramonto, con quell’odore di carburanti e il passaggio continuo delle navi. Appartamento semplice, cena generosa: siamo rientrati nel Peloponneso.


Tappa 5 — Corinto → Nauplia
71 km | +700 m | Asfalto 71 km
Caffè americano, due gocce di pioggia, controllo bici sotto l’occhio curioso di una gatta di quartiere: oggi è giornata tutta su asfalto. Prendiamo la EO7 verso sud; salutiamo da lontano l’Acrocorinto (ci vorrebbe più tempo da dedicargli) e puntiamo a Micene. Tra Chiliomodi e Dervenakia il saliscendi è costante ma senza cattiverie. A Micene parcheggiamo le bici e ci regaliamo tutto quello che vale la sosta: Porta dei Leoni, acropoli con vista, tombe di Atreo e Clitemnestra, e la Maschera di Agamennone al museo. A pranzo, veranda all’ombra. Quando ripartiamo, succede il contrario di quanto sperato: dopo giorni di caldo, ci coglie un temporale torrenziale proprio all’ingresso in Nauplia. La signora Irena, la nostra host, ci dirà che non pioveva da tre mesi. Attraversiamo i resti di Tirinto e arriviamo fradici all’appartamento: lavatrice provvidenziale, cena di pesce e riposo. Domani si fa sul serio.

Tappa 6 — Nauplia → Sparta
106 km | +2000 m | Asfalto 100 km – Sterrato 6 km
Questa è la tappa che sulla carta impressiona, ma il cielo coperto, gentile eredità del temporale, ci aiuta. I primi 17 km scorrono lungo la costa con Palamidi che domina dall’alto, poi lasciamo l’arteria principale e attacchiamo una salita costante intorno al 6% (con qualche tratto fino al 19%) su una stradina deserta e verdissima: passiamo per Antritsa ed Elaiochori, scendiamo verso Tripoli e affrontiamo altri 6 km tosti fino a Rizes, dove improvvisiamo un pranzo “spartano”, con pane, tonno, formaggio, biscotti, frutta, seduti davanti alla chiesa, con un cagnolone sonnacchioso e un bambino che ci gira intorno divertito. Il breve tratto di gravel del giorno, con un guado asciutto e qualche saliscendi, ci riporta poi sulla EO39. Con la musica a darci cadenza superiamo il Katafigio Agrias Zois Kampos (919 m) e, dopo un volo col drone sul fortino che presidia la cima, ci godiamo una discesa di 30 km fino a Sparta. Foto al cartello, saluto a Leonida, qualche applauso di passaggio dai local: il nostro host ci accoglie con frutta, olio da portare a casa, un bicchiere di rosé e la promessa del caffè alle 6. Ci sentiamo di casa, e sarà impossibile scordare le emozioni vissute in Peloponneso in bicicletta.

Tappa 7 — Sparta → Kalamata
60 km | +1450 m | Asfalto 60 km
Secondo giorno “regina” di fila, ma tra i più belli. La mattina la spendiamo a Mistra, l’antica capitale del Despotato di Morea oggi patrimonio UNESCO: si entra dalla porta, si sale tra palazzi e chiese (San Demetrio, San Giorgio, Santa Sofia) fino alla cittadella; il luogo che più ci resta addosso è il monastero di Pantanassa, ancora abitato, con balconi a trifore, interni affrescati, fiori ovunque e una colonia vivace di gatti. Tornati in sella, la EO82 si arrampica verso il Taigeto attraverso gallerie scavate nella roccia, tratti ombrosi, aria di conifera. La salita graffia a tratti, ma non molla mai la mano: a Silimpobes scolliniamo e parte una discesa di 22 km che finisce praticamente a tavola. Pranzo robusto (capretto al forno e specialità locali), gli ultimi 200 metri di dislivello come digestivo e poi l’ingresso nel bianco di Kalamata. Passeggiata serale e gambe di nuovo leggere.

Tappa 8 — Kalamata → Pylos
51 km | +670 m | Asfalto 51 km
Dopo due giornate impegnative in bici in Peloponneso, una tappa di respiro. Uscire da Kalamata richiede pazienza (EO82 trafficata), ma una volta superata Messini e Rizomilos il ritmo torna amico: “si sale, si sale” senza mai esagerare. Al km 35 siamo al punto più alto (347 m), poi la strada scivola verso Pylos/Navarino. Arriviamo per pranzo, con la brezza che entra dal porto e le onde che si scompongono sui frangiflutti. Appartamento a due passi dal centro, un pomeriggio come dovrebbe essere: bagno in mare, fortezza al tramonto, e persino un concerto improvvisato in piazza. Rigenerante.

Tappa 9 — Pylos → Olimpia
108 km | +1050 m | Asfalto 108 km
La penultima, quella che spesso si sottovaluta. Il cielo ha altre idee: nuvole basse, vento nervoso. Sulla EO69 scorriamo veloci, Kyparissia resta appuntata per un viaggio con un giorno in più (castello e spiagge dorate sull’Ionio meritano), passiamo Kalò Nerò e, quando i lampi si fanno più vicini, ci rifugiamo in una taverna di Elea; da lì escono i souvlaki migliori del viaggio. Smesso di piovere, torniamo in sella verso l’interno: Zacharo e il lago Kaiafas, poi Makrisia, il ponte sul fiume Alfeo e la rampa d’ingresso per Olimpia, con tratti al 18% che costringono a cambiare ritmo e testa. La ricompensa è doppia: prima gastronomica (pastitsio e moussaka), poi culturale con museo e sito. Camminare tra stadio, templi e colonnati riporta tutto alla giusta scala.


Tappa 10 — Olimpia → Patrasso
105 km | +1600 m | Asfalto 93 km – Sterrato 12 km
Sveglia prestissimo per il Museo della Storia dei Giochi Olimpici, poi si riparte per un’ultima tappa in Peloponneso in bicicletta nella campagna dell’Elide lungo la EO74. Incrociamo la Route of Truce, percorso ecoturistico di 51 km tra vigneti, uliveti e melograni: lo lasciamo a Karatoulas per salire verso Mouzaki, dove la vista si apre fino al Lago Pinios. Una famiglia ci mette in guardia: il gravel che arriva è tosto. Avevano ragione, e omettevano le pendenze al 14-19%. Mettiamo in saccoccia un paio di toast e proseguiamo tra un guado rinfrescante e la seconda frana del viaggio, questa volta aggirabile attraversando i campi. Superiamo Portes e il monte Skoulis (960 m), battezziamo gli ultimi quattro strappi “mostriciattoli” e ci tuffiamo negli ultimi 10 km sul lungomare verso Vrachnaiika e Patrasso, con il sole basso e l’aria che sa di arrivo. Birra Mamos, cucina tipica, e il giorno seguente un giro tra Basilica di S. Andrea, fortezza bizantina e Odeon romano. Poi di nuovo traghetto per Ancona, treno per Piacenza e, a chiudere il cerchio, i 40 km notturni fino a casa.

Cosa vedere assolutamente in Peloponneso in bicicletta
Ponte Rion–Antirion a pedali (credo che oggi sia vietato), vento in faccia e acciaio sopra la testa
La scalata a Delfi nel mare d’ulivi e l’intera giornata tra sito e museo
Il gravel tra Tebe e i canali all’alba
L’Istmo di Corinto al tramonto
Micene: Porta dei Leoni, tombe e la Maschera
Nauplia: case, Palamidi e temporali fuori stagione
Taigeto sulla EO82: gallerie, ombra, discesa infinita
Pylos: fortezza, baie e super vista
Olimpia: lo stadio, la storia dello sport
Consigli pratici per il tuo viaggio in Grecia in bikepacking (clima, rifornimenti, sicurezza)
Quando andare: primavera e autunno sono perfetti; in estate parti all’alba e pianifica pause lunghe.
Bici e gomme: gravel/MTB light con 40-45 mm; rapporti agili (punte fino al 19%).
Acqua e cibo: organizza i rifornimenti; porta ≥2 L, meglio 3-4 L nelle giornate “piene”.
Strade e frane: asfalto spesso ottimo; su secondarie possibili smottamenti e portage.
Cani: frequenti nelle zone rurali; rallenta, voce ferma, niente gesti bruschi.
Drone: vietato nei siti archeologici (controlli seri).
Alloggi: guesthouse/Airbnb 20-25 € p.p.; campeggi presenti; wild camping vietato.
Etica del viaggio: rifiuti zero e natura intatta dopo il passaggio.
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