Vuoi vivere un’esperienza di gruppo in Armenia in bici?
Allora Armenia Bikepacking con Giuseppe Cyclovagabond fa per te: un viaggio di 15 giorni, volo escluso, una o due guide, tanti momenti indimenticabili e una full immersion nel bikepacking, nel viaggio in bici e sulla splendida terra dei monasteri e del vino, l’Armenia in bici!
Ci sono persone che viaggiano per segnare i posti con una X, per toccarli da lontano. Ci sono stato. Prossimo. E poi ci sono gli esploratori, persone che arrivano in un posto per viverlo, attraversarlo, guardano oltre il tornante e pensano: «E se prendessi quella strada sconosciuta? E se portassi qualcuno a vedere questo?»
Giuseppe Papa, cicloviaggiatore e fondatore di CycloVagabond, non ho timore di confermare che appartiene chiaramente alla seconda categoria. Nonostante i chilometri alle spalle, l’Armenia percorsa più volte, la Patagonia, l’India e il Nepal, il Kirghizistan, la Mongolia, Francia e Italia, i clienti accompagnati, le strade imparate a memoria, conserva quella che si fa fatica a chiamare in un altro modo: meraviglia infantile. Il desiderio genuino di scoprire ancora, di tornare dove sei già stato e trovare qualcosa di nuovo, di portare qualcuno in un posto che ami e vederlo con i suoi occhi.
È questa qualità che rende il viaggio con Giuseppe qualcosa di diverso da un tour guidato nel senso convenzionale. Non è un viaggio con lui, è un viaggio insieme a lui. Una distinzione sottile, ma che fa tutta la differenza.
Dal 5 al 20 settembre Giuseppe guiderà un gruppo in Armenia in bikepacking, e anche io sarò della partita, se il gruppo raggiungerà la dimensione giusta. Nel frattempo, gli ho fatto alcune domande che avrei voluto leggere prima di partire: sui percorsi, sull’altitudine, sul cibo trovato sugli alpeggi, sulle immagini che gli sono rimaste in mente, sulle emozioni vissute in quelle magiche terre.

L’Armenia è ancora un Paese poco conosciuto dai cicloviaggiatori europei. Cosa ti ha colpito di più la prima volta che hai pedalato lì, qualcosa che non ti aspettavi affatto?
«Non mi aspettavo sicuramente i paesaggi. È un paese che non è conosciuto, ma è molto interessante. La cultura culinaria, la cultura del vino che hanno è veramente incredibile. Un paese che sorprende chi arriva con aspettative ridotte, e che non delude mai chi torna.
Parli di un’altitudine media di 1.800 metri e di passi che arrivano a 2.500 m, con dislivelli giornalieri tra 1.000 e 1.500 metri. Come si “sente” fisicamente questo Paese rispetto ad altre destinazioni?
Giuseppe vive in montagna, quindi non è certo un principiante dell’altitudine. Ma anche per lui l’Armenia ha una sua specificità:
«Il fatto che sei a 2.000 m e fa molto caldo è molto particolare, perché la sera fa molto fresco – quindi riesci a recuperare. Quando sei veramente a 2.500 m sembra di essere in montagna, con delle serate molto fresche. È come essere da noi nel nord Italia, ma a quota alta. Un ritmo di fatica e recupero che, se si accetta, diventa quasi un vantaggio.»

Se dovessi scegliere un solo itinerario per chi viene in Armenia in bici per la prima volta, non troppo esperto, ma curioso, quale consiglieresti?
«Sceglierei il giro del lago Sevan, perché è veramente molto bello ed è piuttosto facile da percorrere. Ci sono anche strade alternative, dei colli, però se uno non vuole fare troppa fatica è un’esperienza splendida. E se ci si sente in forma, si possono aggiungere deviazioni su sterrato verso i villaggi e le chiese vicine.»
Tra il Lago Sevan a 1.900 m, i canyon di Vayots Dzor con le rocce rosse e le foreste di Dilijan soprannominata la “Svizzera armena”, dove porti chi ha solo una settimana?
«Chi ha una settimana può pedalare direttamente al lago Sevan, come dicevo. È un posto piuttosto facile e hai molte alternative. Se vedi che sei abbastanza veloce, puoi fare dei piccoli passi accanto, strade sterrate, visite ai villaggi e alle chiese. Una settimana è poco, ma nelle mani giuste basta a capire perché l’Armenia cambia qualcosa in chi la pedala.»

Nel viaggio di settembre si arriverà a fare almeno 1.500 m di dislivello al giorno. Come ci si prepara, e qual è il segnale concreto che una persona “è pronta”?
«Hai tutta l’estate per allenarti, perché si va a settembre, che è uno dei mesi migliori. Si parla di 1.000-1.500 m di dislivello al giorno, ma in tante ore, non è che le fai in quattro ore. Quindi è fattibile. Ovviamente ci vorrebbe un po’ di allenamento. Un’estate di uscite in collina, qualche weekend in montagna, e si parte.»
Gravel, mountain bike o adventure bike? Esiste una scelta ideale per le strade armene?
«Come dico in tutti i viaggi, la bici perfetta per un’avventura non esiste. Per me la miglior bici è una gravel, con delle ruote appena un po’ larghe. Chi è abituato alla mountain bike può portarla, ma con pneumatici più da gravel. Per l’equipaggiamento: light, molto light. Si incontrano piccoli hotel dove si può lavare la roba, però avere sempre un piumino e una giacca calda per la sera è fondamentale.»

Primavera o autunno: qual è la tua stagione preferita per pedalare in Armenia?
«La prima volta sono andato a marzo e ho trovato la neve: era troppo presto. Il mese migliore è giugno; luglio fa già un po’ caldo. Settembre e ottobre sono perfetti. Poi dipende da cosa ama uno: se ama il caldo o il fresco. Per me pedalare al fresco è meglio, e settembre è davvero il momento ideale.»
I microclimi armeni sembrano estremi: 35°C in pianura e 5°C in vetta nello stesso giorno. Come si gestisce?
«Bisogna avere un piumino caldo e un sacco a pelo caldo quando si bivacca. Poi per me è la temperatura migliore: di giorno hai caldo, pedali, ti rinfreschi con l’acqua che trovi, mangi roba fresca che idrata. La sera fa fresco, quindi riesci a riposare e riprenderti bene. L’abbigliamento: non è che ci voglia tantissimo, perché si trovano hotel e piccole lavanderie dove lavare la roba.»

L’ospitalità armena è leggendaria. Hai un episodio che racconta bene come ci si sente pedalando tra la gente locale?
Qui Giuseppe si illumina, e non sceglie un episodio solo:
«Ne ho tantissimi! Quando eravamo più su nelle montagne, incontravamo questi alpeggi dove le famiglie si spostavano per l’estate con le mucche e le pecore a pascolare. Noi arrivavamo in bici e ci mettevano davanti tavole piene di roba, era incredibile. A volte dovevamo partire di forza perché volevano tenerci lì. Una volta una famiglia ci ha fatto il pane direttamente lì sul posto, un pane buonissimo con del formaggio. È stato fantastico.»
In Armenia si può bivaccare liberamente. Il posto più memorabile dove hai piantato la tenda?
«In Armenia si può piantare la tenda ovunque. Se sei vicino a villaggi o case, è meglio andare a chiedere, ma si rischia di essere invitati dentro casa, però è meglio per essere tranquilli. Il posto più bello? Vicino a una diga, adesso non ricordo il nome, con la vista diretta sul Monte Ararat. Colori incredibili, ed era marzo: le montagne erano ancora piene di neve. Con i clienti a luglio, abbiamo dormito spesso nei boschi o vicino ai fiumiciattoli per poterci lavare. Posti bellissimi.»

Per chi vuole fare il viaggio in autonomia: qual è la difficoltà logistica che si sottovaluta di più?
«L’assenza di segnale telefonico? Per me è fantastico, non è un problema, perché con Google Maps offline o Yandex ci si muove lo stesso. Il vero problema può essere il cibo: a volte i negozietti nei villaggi sono chiusi. Bisogna rifornirsi sempre di piccole razioni di pasta, riso, cose così. Detto questo, ci è capitato spesso di trovare cibo dalle famiglie, chiedere acqua, e in Armenia tutti i villaggi hanno una fontana con acqua buona e fresca.»
C’è un momento, un’immagine, un tramonto in Armenia che non riesci di smettere di raccontare?
«Ricordo momenti magnifici. Ci siamo persi nelle montagne, abbiamo spinto la bici nel fango, è stato faticoso e fantastico insieme. Ma il momento più magico di tutti? Una signora in un negozio di villaggio che cantava e contava i soldi con un pallottoliere di legno vecchissimo. Lei lo faceva come la cosa più normale del mondo. Noi con le giacche da 200 euro, le bici da oltre mille, il GPS, il telefono, la macchina fotografica, e lei con il pallottoliere. In un attimo sei nel 2026, e in un attimo puoi essere nel 1930. Incredibile.»

Vuoi approfondire il tema Armenia in bikepacking? Leggi gli articoli di Giuseppe
Giuseppe ha documentato ogni aspetto dell’Armenia in bici e dell’Armenia bikepacking in una serie di articoli completi su Cyclovagabond. Ecco dove trovare tutto, divisi per argomento:
- Itinerari: Itinerari per l’Armenia in bicicletta
- Preparazione generale: Preparare il viaggio in bicicletta in Armenia
- Attrezzatura: Attrezzatura per andare in bicicletta in Armenia
- Parchi naturali: I parchi naturali più belli dell’Armenia in bicicletta
- Preparazione fisica: Come prepararsi fisicamente per il viaggio in bicicletta in Armenia
- Luoghi più belli: I luoghi più belli in bicicletta in Armenia
- Città da visitare: Le città da visitare in Armenia in bicicletta
- Formalità e logistica: Preparazione del viaggio: formalità e logistica
- Dislivello e allenamento: Dislivello in bicicletta in Armenia: come prepararsi
- Monasteri: I migliori monasteri armeni da visitare in bicicletta
- Periodo migliore: I periodi migliori per viaggiare in bicicletta in Armenia
- Sicurezza: Consigli per viaggiare in bici in Armenia con sicurezza

Vieni con noi in Armenia: bikepacking dal 5 al 20 settembre
Se dopo questa intervista l’Armenia ti ha già conquistato, c’è una buona notizia: Giuseppe guiderà un viaggio in Armenia bikepacking dal 5 al 20 settembre, e ci sarà anche la possibilità di partecipare insieme a noi.
Il gruppo si formerà se ci sarà abbastanza gente, quindi se stai pensando di venire, questo è il momento di farti avanti.
Un Paese che ti mette davanti un pallottoliere di legno e un Monte Ararat al tramonto, tutto nello stesso pomeriggio. Vale la pena pedalarlo.




















