Asiago Loop: percorso bikepacking sull’Altopiano di Asiago (un po’ allungato, da noi)
Tieni conto che il percorso originale dell’Asiago Loop è più breve, ma noi siamo arrivati in treno a Trento e abbiamo aggiunto la salita del Menador per raggiungerlo. Inoltre, al rientro abbiamo cercato di allungare la strada verso Verona, per sfruttare il quinto giorno, ma abbiamo miseramente fallito causa caldo, arrestandoci a Rovereto. Qui trovi il percorso IDEALE che avremmo voluto seguire fino in fondo.
Dove
Veneto
Distanza
386 km
Partenza
Trento
Dislivello
7.300 m D+
Arrivo
Verona
Terreno
40% sterrato
60% asfaltato
Tempo di percorrenza
5 giorni
Sito web
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Sull’altopiano dei ricordi
Ci sono posti che entrano nel corpo prima ancora che nella testa. L’Altopiano di Asiago è uno di questi. Le ruote che frusciano sui sassolini bianchi, il suono dei campanacci in lontananza, gli incontri ravvicinati con i “mucchinyyy”, il vento che scende dai crinali portando odore di fieno e di roccia bagnata. E poi, ogni tanto, il silenzio cambia qualità: diventa più pesante, più denso. Sei su una strada militare, stai pedalando su un filo trincerato cent’anni fa, e il paesaggio intorno non dimentica.
L’Asiago Loop è un anello bikepacking di circa 200 chilometri che gira attorno all’Altopiano di Asiago, nelle Prealpi Venete, miscelando strade sterrate, mulattiere della Grande Guerra, singletrack e qualche tratto asfaltato. Non è il percorso più tecnico che esista. Non è il più famoso d’Italia. Ma è tra quelli che lasciano il segno più in profondità, perché tiene insieme natura, storia e cultura locale in un modo che pochi tracciati permanenti bikepacking riescono a fare.
Un territorio che il turismo straniero spesso ignora, abbagliato dalle Dolomiti o dal Garda. Un torto che questo loop, almeno in parte, prova a riparare. E a dimostrazione di questo, noi proprio da una fonte internazionale, l’abbiamo scoperto. Grazie Bikepacking.com per l’ispirazione.

Cos’è l’Asiago Loop: dati tecnici essenziali
L’Asiago Loop è un percorso permanente bikepacking sviluppato sull’Altopiano dei Sette Comuni. Il punto di partenza ufficiale è Asiago, principale centro dell’altopiano, raggiungibile in auto o in treno + bici da Thiene, Bassano del Grappa o da Trento scendendo attraverso la celebre salita del Menador, un approccio che aggiunge chilometri ma regala un ingresso in quota memorabile.
Distanza del solo Asiago Loop: circa 196 km
Dislivello positivo del solo Asiago Loop: circa 4.700 m
Fondo: 75% sterrato, 10% singletrack, il resto asfalto
Quota massima: circa 2.100 m (zona Monte Ortigara / Monte Fior)
Difficoltà: tecnica moderata; fisica medio-alta
Punto di partenza: Asiago (VI)
La scheda ufficiale su Bikepacking.com propone 3 giorni a ritmo sostenuto, ma la maggior parte dei bikepacker completa il giro in 4-6 giorni, una finestra realistica per chi vuole guardarsi intorno, fermarsi in malga e riposare le gambe la sera. Il tracciato non regala quasi mai pianura: i saliscendi sono continui, le salite spesso ostinate, e diversi tratti si percorrono a spinta. Non è un percorso estremo. Ma non è nemmeno facile.
Noi abbiamo percorso 3 giorni di Asiago Loop e due giorni tra avvicinamento da Trento, Caldonazzo e salita del Menador e rientro verso Verona (interrotto per troppo caldo a Rovereto).

Quando fare l’Asiago Loop e a cosa andare incontro
I periodi migliori per questo viaggio bikepacking sull’Altopiano di Asiago sono la tarda primavera (fine maggio-giugno) e l’inizio autunno (settembre-ottobre): temperature gradevoli, meno gente, luce più bella. L’avvertenza è che in questi periodi molti rifugi e malghe possono essere chiusi o avere orari ridotti. L’estate funziona bene per i servizi aperti, ma porta con sé affollamento, caldo in quota e temporali pomeridiani che sull’altopiano arrivano veloci e senza preavviso, possiamo confermare, grandinate incluse.
Sul fronte difficoltà: tecnicamente il percorso è nella fascia moderata, con pochi tratti davvero impegnativi per chi ha dimestichezza con i fondi sconnessi. La sfida principale è fisica: il dislivello è consistente, le rampe sassose si ripetono, e ci sono due-tre sezioni a spinta significative, in particolare verso Monte Ortigara. Chi ha buone gambe da salita, confidenza sui fondi rotti e autonomia di navigazione trova qui il suo elemento. Chi si aspetta un gravel rilassato potrebbe trovarsi in difficoltà.
Requisito fondamentale: saper gestire il meteo di montagna, con quello che comporta in termini di abbigliamento e pianificazione delle tappe.

Che bici portare e come prepararsi
La bici consigliata per l’Asiago Loop è una adventure bike come le nostre Salsa Fargo (hardtail o full-suspension) con coperture generose (2.2″ o equivalente). Diversi bikepacker hanno completato il loop anche con gravel dotati di coperture larghe e tassellate, ma nei tratti tecnici bagnati e nelle sezioni a spinta si paga il prezzo di geometrie meno adatte. Con la pioggia, la differenza si sente.
Per l’assetto bikepacking il setup classico funziona bene: borsa telaio, borsa manubrio, borsa sottosella. Meglio evitare portapacchi posteriori rigidi o borse troppo pesanti in coda, i fondi sconnessi non mancano, e le sezioni di portage diventano una prova di nervi.
Nell’equipaggiamento, non trattare come opzionali:
- Antipioggia seria, come giacca impermeabile e pantaloni o copriscarpe: i temporali sull’altopiano sono rapidi e abbondanti
- Strati caldi, perché le notti in quota sorprendono, anche in estate
- Scarpe comode per camminare, per la presenza di tratti di hike-a-bike lunghi, e una suola rigida da ciclismo fa soffrire
- Autonomia idrica generosa, perché l’altopiano è carsico, l’acqua è rara
- Luci, come nel nostro caso, per le tappe che si allungano oltre il previsto


Itinerario in breve: due metà, un altopiano
L’anello è pensato per essere percorso partendo da Asiago verso la sezione settentrionale, il senso consigliato per affrontare i tratti più duri con le gambe ancora fresche.
La sezione meridionale: malghe, boschi e vista sulla pianura veneta
La metà sud è più riparata e forestale. Sterrate e mulattiere si infilano tra i boschi, passano accanto a malghe e casere, aprono ogni tanto su viste ampie verso la pianura veneta, e nelle giornate limpide, lo sguardo arriva fino alla Laguna di Venezia. In alcuni tratti il percorso segue il tracciato della vecchia ferrovia Schio-Rocchette-Asiago, convertita in pista ciclopedonale: uno di quei pezzi dove la storia industriale del Veneto si sovrappone silenziosa alla fatica delle gambe.
Il passaggio per Roana merita una sosta: è una delle ultime isole linguistiche cimbre del Veneto, dove sopravvivono tracce di una cultura germanofona distinta, incastonata tra i pascoli dell’altopiano. Un buon punto per rifornimenti e, se si vuole, per una notte in struttura.
La sezione settentrionale: città di roccia, Monte Ortigara e strade militari
Qui il paesaggio cambia faccia. Le quote si alzano, il karso prende il sopravvento, e il passato si fa più presente.
Il Monte Fior e la sua Città di Roccia sono uno degli highlight imperdibili del loop: formazioni calcaree scolpite dall’erosione che emergono dal pianoro come architetture lunari, punteggiate da trincee che rimandano ai combattimenti del 1916-17. Uno scenario che non si dimentica, soprattutto all’alba o con la luce del crepuscolo.
La salita al Monte Ortigara è il tratto più simbolico e più duro del percorso. Dal Bivio Italia si sale a piedi per oltre mezz’ora su un costone aspro e ventoso, tra lapidi, crateri e trincee della Grande Guerra. La fatica ha un significato diverso, qui. Il panorama che si apre in cima ripaga abbondantemente. Chi non vuole o non può affrontare la spinta può tagliare diretto al Bivio Italia: il percorso rimane intoccato, ma manca solo il capitolo più carico di significato.
La Strada della Granatiera a Monte Cengio è un altro momento da non perdere: una strada militare intagliata nella roccia a picco sulla valle, in parte da percorrere a piedi con attenzione ai bordi. Vertiginosa, bellissima, un po’ allucinante.
La discesa finale verso Asiago chiude l’anello come lo chiudono tutti i grandi giri: con quella sensazione mista di sollievo e rimpianto, le gambe che si portano a casa il fardello delle salite costanti e implacabili.
Nel nostro caso, non siamo partiti da Asiago ma ci siamo arrivati il terzo giorno, dopo aver pernottato presso il Campeggio Ekar. Il nostro primo giorno abbiamo scalato la salita del Menador da Trento-Caldonazzo e ci siamo immessi sull’Asiago Loop dal Passo Vezzena, dopo esserci rifocillati al Ristorante Rivetta. Il secondo giorno, dopo una dormita in tenda nei pressi di Malga Camporosà, ci ha condotti al Campeggio Ekar e quindi ad Asiago. Dopo aver chiuso il giro nuovamente al Passo Vezzena e una notte in tenda “wild” dietro al Ristorante Rivetta (dove ci siamo regalati nuovamente una cena sontuosa) siamo rientrati sui nostri passi giù dal Menador e poi da Caldonazzo, Trento e Rovereto, interrompendo la pedalata per troppo caldo proprio nella città del MART.

Dove dormire: tenda, rifugi e campeggi
Il wild camping non è ufficialmente consentito sull’Altopiano di Asiago. Chi sceglie di bivaccare deve farlo con discrezione: tenda montata dopo il tramonto, smontata prima dell’alba, nessuna traccia, lontano da monumenti e aree sensibili. È una zona che merita rispetto, anche per quello che ha vissuto.
I rifugi e le malghe si concentrano soprattutto nella sezione nord del loop e sono una delle esperienze migliori del percorso. L’accoglienza, il cibo e la sensazione di fine tappa in quota non hanno paragoni. Il problema è la stagionalità: molte strutture hanno aperture variabili e siti web non aggiornati. La regola d’oro è telefonare sempre, non fidarsi di internet. Prenotare con anticipo nelle settimane di punta.
Per chi preferisce strutture con più servizi, i due campeggi più vicini al tracciato sono il Camping Riviera a Roana e il Camping Ekar in zona Ekar, entrambi comodi come base per le tappe della sezione sud.

Acqua, cibo e logistica: quello che non puoi improvvisare
L’acqua è il nodo logistico principale dell’Asiago Loop. L’altopiano è carsico: l’acqua filtra in profondità e non riemerge in superficie. Le fontane pubbliche sono rare, i corsi d’acqua sono praticamente assenti lungo il tracciato. Ci si rifornisce in malghe, rifugi e bar, che non sempre sono aperti, e non sempre ci si arriva con il tempismo giusto.
Il tratto più critico è quello tra Rifugio Barricata/Valmaron e Malga Larici: nessun punto di rifornimento affidabile per acqua o cibo. Pianifica con margine, parti da quel tratto con la capacità idrica piena.
Per il cibo: i supermercati si trovano solo ad Asiago e Roana. Nel resto del percorso ci si affida a rifugi, trattorie e malghe. Il che non è un problema, anzi. Le malghe dell’altopiano sono l’occasione giusta per assaggiare l’Asiago DOP direttamente alla fonte, insieme a polenta, selvaggina, formaggi locali e tutto quello che la cucina di montagna veneta sa dare. Considerale tappe gastronomiche, non semplici punti di rifornimento.

Per chi è l’Asiago Loop, e le sue varianti possibili
L’Asiago Loop è fatto per chi ha già qualche uscita di bikepacking alle spalle e non cerca il percorso più tecnico o il più spettacolare in senso alpino, ma qualcosa di più light: un territorio da leggere lentamente, con la storia che affiora a ogni curva e il cibo che vale quanto il paesaggio.
È un percorso per chi sa stare sui saliscendi senza scomporsi, gestisce bene l’autonomia in montagna e apprezza i momenti lenti, la pausa in malga, il tramonto su un crinale, il silenzio di una trincea.
Varianti e accorciamenti: chi ha meno giorni può concentrarsi su una sola delle due sezioni, nord o sud, oppure tagliare la salita a Ortigara deviando al Bivio Italia. Chi vuole un assaggio dell’area prima di impegnarsi sul loop completo può guardare allo Spring Into Prealps, un anello permanente gravel di due giorni che tocca Bassano del Grappa, la Pedemontana, la Val d’Astico e l’Altopiano, ottimo riscaldamento o alternativa più accessibile per chi viene da una base gravel.

Vuoi guardare il video della nostra avventura sull’Asiago Loop?
Alessio ne ha realizzato uno sul suo canale, ma sul mio è appena uscito questo, che non è così profondo ma merita per la bellezza dei luoghi attraversati.





































